Facciamo il caso che io mi chiami Meriem. Facciamo il caso che i miei genitori siano venuti in Italia quando io avevo 8 anni ed hanno dovuto attendere 10 anni per poter richiedere la cittadinanza e l’abbiano ottenuta dopo 13. Facciamo anche che io debba attenderne altri 5 per poter richiedere a mia volta la mia. Infine, facciamo il caso che io abbia studiato medicina sognando di andare a lavorare in un pronto soccorso.

Ecco, io che parlo un perfetto italiano, io che da bambina mi litigavo l’ultimo pezzo di pizza margherita ai compleanni degli amici di scuola, io non posso servire lo Stato italiano né realizzare il mio sogno perché su un pezzetto di plastica dalla forma rettangolare c’è scritto che io non sono una cittadina italiana.

Siamo ancora sicur3 che l’assurdità sia la concessione della cittadinanza ai circa 2 milioni di persone che sono in attesa di poterla ottenere?

Cavalcare la paura è sbagliato oltreché immorale: il quinto quesito riguarda la sicurezza sociale, riguarda la giustizia, la dignità e la libertà di milioni di persone.

Non abbiamo dubbi: anche in Italia, come negli altri Paesi dell’Unione europea, vogliamo che le persone possano accedere alla cittadinanza dopo 5 anni e non condannare persone senza alcuna colpa a tenere la propria vita appesa al filo decennale della cittadinanza.

Il voto è sempre un dovere di cittadini e cittadine, in questo caso ancor di più: domenica e lunedì andiamo a votare.

Visita la pagina della CGIL nazionale per leggere tutti i quesiti referendari:

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